Mi accusano di rubare l’acqua. Sì, avete capito bene.
In un mondo dove succedono cose gravi ogni giorno, qualcuno ha deciso che il problema più urgente... sono io. O meglio, io che "ruberei l’acqua".
Sì, proprio così. Non la pianto, non la inquino, non la spreco — no, secondo certi esperti da tastiera, la rubo. Me la immagino già: io, alle 3 del mattino, con un tubo di gomma in mano, vestito di nero, mentre travaso l'acqua dalle fontane pubbliche nel mio giardino segreto. Una scena da film.
Ma di cosa stiamo parlando davvero?
Tutto questo per un mancato pagamento, gli abbiamo detto di aspettare che paghiamo, ma prendersi da ladri e in casa mia per di più è davvero assurdo!
La verità è che viviamo in un’epoca dove è più facile accusare che capire, più comodo puntare il dito che alzarsi e fare qualcosa. E rubare acqua, per qualcuno, è solo un modo per dire: “Tu stai facendo qualcosa che io non capisco, e quindi mi infastidisce”.
A queste persone, dico una cosa sola: prima di parlare, magari chiedete. Informatevi. Venite a vedere. Perché io l’acqua la rispetto. E se proprio vogliamo dirla tutta... forse c’è chi ruba ben altro, e non lo fa con una tanica.
Tutto questo… per una bolletta da 4.000 euro
Sì, avete letto bene. Quattromila euro.
È questa la cifra che ci è arrivata da pagare. Un numero assurdo, sproporzionato, che ci ha fatto mancare il fiato. E nonostante ciò, sapete qual è stata la risposta? “Pagate. Subito. Niente rate.”
Nessuna possibilità di dialogo. Nessuna comprensione. Nessuna umanità. Come se fossimo evasori, ladri, gente che approfitta del sistema. Quando invece stiamo solo cercando di vivere, di lavorare onestamente, di rispettare le regole. E di pagare ciò che è giusto — ma anche di essere trattati con rispetto.
Aggiungiamo la beffa alle accuse: veniamo etichettati come “quelli che rubano l’acqua”, mentre ci troviamo con una mazzata da migliaia di euro da affrontare senza supporto, senza piani di rientro, senza niente. E poi ci si chiede perché la gente perde fiducia nelle istituzioni.
Ma i soldi arriveranno. E anche la dignità, quella non si perde.
Sì, i soldi arriveranno. Li troveremo. Anche se dobbiamo stringere i denti, anche se ci tocca fare sacrifici. Ma non è solo una questione economica. È una questione di principio. Di rispetto. Di dignità.
Noi non siamo ladri. Non siamo furbi. Non siamo quelli che cercano scorciatoie. Siamo persone che cercano solo di farcela, in un mondo che sembra volerci vedere cadere. Ma non ci fate paura. Non con le vostre accuse, non con le vostre bollette, e nemmeno con la vostra freddezza burocratica.
Perché chi vive con la terra, con l’acqua, con la fatica vera… sa che tutto torna. Anche la verità.